Castelfranco in Miscano

Castelfranco in Miscano è un comune italiano di 971 abitanti della provincia di Benevento in Campania.

 

 

Geografia fisica

Dista dal suo capoluogo di provincia circa 43 chilometri.

Il paese si distente a sud-est del colle di San Bartolomeo

Zona geologica interessante, vi si trovano qua e là delle concrezioni conchiliacee, nella contrada Malvizza vi è un vulcano di fango in perenne eruzione.

Vi si è rinvenuto anche un animale fossile.

Fa parte della Comunità Montana zona del Fortore.

Regione Agraria n. 2 – Alto Tammaro – Alto Fortore.

La sua escursione altimetrica è pari a 541 m s.l.m. con una minima di 409 m s.l.m. ed una massima di 950 m s.l.m.

Ha una superficie agricola utilizzata pari a 4361,18 ettari (ha) dato aggiornato all’ anno 2000, fonte Camera di Commercio di Benevento, dati e cifre, maggio 2007.

Economia

Prodotti: Cereali e bestiame.

Storia

Il nome deriva dall’essere stato un castello posseduto da un franco o francese sotto gli Angioini.

L’aggiunta Miscano si riferisce all’ omonimo fiume.

Il paese in origine fu un suffeudo della Signora di Montefalcone chiamata Rarifre, come un Franculli allora era signore di Montecalvo, ed un Polifranci, signore di Ginestra, fratelli di Rarifre.

Da questi passò ai De Lecto ai Buisson ed ai Shabran, tutti francesi.

Passò poi ai Mansella di Salerno, agli Sforza ai Guevara, ai Caracciolo, ai De Sangro ed ai Mirelli di Teora.

Nel 1496, fu luogo di convegno deglli alleati Aragonesi sotto il comando dei condottieri: Giovanni Sforza signore di Pesaro e Giovanni da Gonzaga, fratello del marchese di Mantova per muovere contro i francesi di Carlo VIII che assediavano Circello comandati dal Mompensier.

A 3 chilometri vi è l’ex feudo di San Eleuterio dove era l’osca Equus Tuticus, e cioè sul quadrivio, sotto i Romani protetto da un arco di transito chiamato janus (janus quadrifrons), dove s’incrociavano le vie: Egnazia-Trianea che da Benevento conduceva ad Ecae in Puglia, la Claudia-Valeria, l’ Erculea e la Boianese che mettevono in comunicazione la Puglia con il Sannio per la valle del Fortore e gli Irpini con i Pentri nella valle del Tammaro.

Fece parte fino al 1811 del Principato Ultra, poi passò a Capitanata col distretto di Bovino, quindi nel 1861 alla provincia di Benevento.

Antichità: Ingenti ruderi dell’ antichissima città Osca di Equus Tuticus .

Rudere delle mura e del castello medioevale, avanzano i due pilastri dell’antica porta, detta della terra

Personaggi illustri

  • Marco Petruccelli, vescovo di Nardò secolo XVIII
  • Pasquale Petruccelli, vescovo di Strongoli
  • Saverio Cirelli, militare, si distinse nella battaglia di Bitonto nel 1734 sotto Carlo III di Borbone
  • Nicola Del Vecchio, professore di filosofia in Napoli e Deputato al parlamento italiano, morto nel 1880.
  • Pasquale Pappano maestro docente di canto e padre di Antonio Pappano, tra i principali direttori d’orchestra al mondo.

Monumenti e luoghi di interesse

  • Chiesa e Convento di Santa Maria delle Grazie, oggi sede della casa comunale del XIII secolo
  • Cappella di San Lorenzo la chiesa originaria era dei primi del 1800, è stata ricostruita dopo che crollò nel 1926
  • Chiesa di San Giovanni

Specialità gastronomiche

  • Il Caciocavallo di Castelfranco in Miscano. Ha forma tendenzialmente sferica, con testina piuttosto piccola. La crosta, liscia e sottile, presenta colore giallo paglierino. Al taglio si notano rarissime occhiature, la pasta ha colore bianco avorio appena sfumato nel giallo. La consistenza è pastosa, il sapore delicato e dolce, con aroma lieve. Il peso medio e di 1,2-1,5 kg.

Si produce tutto l’anno nelle zone del beneventano, ma, in modo particolare a Castelfranco in Miscano. I caciocavalli più richiesti sono preparati nei mesi primaverili quando il bestiame è allevato al pascolo. La tipicità di questo caciocavallo va ricercata soprattutto nella tecnica di lavorazione, che prevede alcune varianti significative rispetto a quella che si potrebbe definire standard. L’aspetto forse più qualificante consiste nell’utilizzo della scotta bollente, cioè il siero dal quale è stata estratta la ricotta, per operare la maturazione della cagliata. Inoltre è stata anche rilevata una sorta di siero-innesto, anche se molto rudimentale, visto che sia la caldaia che i tini di legno non vengono lavati tra una lavorazione e l’altra e restano così sporchi di siero acido.

[Fonte: Wikipedia]

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